Il servizio erotico: la prospettiva delle donne alla cornetta

Il servizio erotico: la prospettiva delle donne alla cornetta

Quello delle linee erotiche rappresenta uno dei business più floridi del comparto web, uno dei pochi che ha saputo reggere alle contrazioni dei mercati dell’ultimo decennio uscendone rinnovato nelle forme e nei mezzi, sebbene i contenuti non abbiano fatto segnare particolari evoluzioni.

Un mercato che resta un tabù

Malgrado il web, l’emancipazione delle masse e il processo di esorcizzazione dei tabù sociali, il settore delle hotline continua a restare un mondo sommerso di cui si sa poco e si dice ancora meno. Di certo, non si tratta di un abituale argomento di conversazione e i consumatori che usufruiscono dei servizi erotici tramite telefono sono in numero incredibilmente maggiore di quanti siano realmente disposti ad ammetterlo.

I servizi di linee erotiche (sono centinaia quelle censite nel solo panorama italiano, un esempio? Segui questo link) funzionano perché sono in grado di rispondere a un bisogno esplicito ma che si fa latente per difendersi dalla disapprovazione del quotidiano: trasgredire, lasciarsi andare a un linguaggio che non si può adottare con la propria partner o anche solo rompere gli schemi dell’ordinario, se pur per pochi minuti. Non si deve pensare alla clientela delle agenzie erotiche come a uno stuolo di marginalizzati della società, con una vita solitaria e difficoltà relazionali: gran parte dei fruitori è costituita da persone normalissime, con una vita regolare, una famiglia sana e un lavoro stabile, che cerca solo una valvola di sfogo dalle numerose piccole e grandi ansie di tutti i giorni.

Allo stesso modo, però, pensare alle ragazze dall’altro capo del filo come a professioniste del sesso, pin-up da rivista di settore, showgirl conturbanti, sarebbe del tutto fuorviante. Al livello di arredamento e di design, i call center delle hotline non si discostano da quelli che forniscono spiegazioni sulla bolletta della luce: cubicoli di un metro quadrato che accolgono ragazze normali, che svolgono la loro professione con motivazioni e approcci dissimili; c’è chi ha solo bisogno di un posto di lavoro per pagare l’affitto, chi nel sollecitare uomini al telefono trova una via per restituire vigore a un’autostima carente, chi è spinta da una sana e innocua vanità.

Ad ogni modo, i rischi del mestiere sono, quelli sì, del tutto sui generis: il rischio più grande è che il cliente possa ascoltare i gemiti della propria vicina di scrivania, svelando l’enorme bluff che si maschera dietro la cornetta: in questi casi, le ragazze devono essere abbastanza scaltre da inventare una storia plausibile per non rompere l’incanto, ad esempio che si tratti della coinquilina, anche essa accesa da bollori irrefrenabili.

Molto spesso, le operatrici sono donne di mezza età, anche più, che trovano nella professione di eccitare gli uomini al telefono un modo per sentirsi ancora apprezzate, altre volte sono ragazze comunissime, abili a recitare una parte da cui si svestono appena messo il piede fuori dalla sede di lavoro. E sempre più spesso, le ragazze lavorano direttamente da casa, magari tra la lettura di un libro e la preparazione del pranzo, vestite in tuta, in pigiama, senza trucco. In fondo, è tutta una fiction, e lo sanno tutti, ma l’importante è che non si spezzi l’incanto, almeno per quei cinque minuti.

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