Staminali contro la sclerosi multipla

Staminali contro la sclerosi multipla

Nuove speranze per i malati di sclerosi multipla. La risposta potrebbe arrivare da un recente studio condotto sulle cellule staminali chiamate a congelare i sintomi della sclerosi multipla, patologia sulla quale il portale AbilityChannel, dedicato al mondo della disabilità e al suo incontro con la realtà dello sport, dedica un interessante approfondimento.

Da Ottawa la risposta dei ricercatori canadesi

La capacità delle cellule staminali di congelare, a lungo termine, i sintomi di una delle patologie più temute di sempre è emersa nel corso di uno studio clinico di fase II portato avanti, in Canada, dal gruppo di ricercatori composta da cervelli dell’Ottawa Hospital e da quelli dell’Università di Ottawa. Protagonista è la chemioterapia che viene utilizzata in maniera innovativa e seguita dal trapianto di staminali ematopoietiche autologhe. È emerso che, nei soggetti sottoposti a questo percorso, si è registrato il blocco delle ricadute cliniche e la comparsa di nuove lesioni cerebrali. È accaduto in 23 casi su 24 e per periodi lunghi, in cui non è stato necessario nemmeno assumere farmaci. In alcuni casi – otto – è stato osservato anche un generale miglioramento della disabilità ben sette anni e mezzo dopo il trattamento.

La cautela è d’obbligo

I risultati sono davvero entusiasmanti e innovativi. In nessun caso, prima di questo studio, si sono manifestati effetti positivi così lampanti e di così lunga durata. Ma la cautela è doverosa, lo evidenziano gli stessi ricercatori. I rischi direttamente legati al trattamento, infatti, come riporta anche la rivista scientifica Lancet, ne limitano l’uso e rendono necessari nuovi studi e ricerche più ampie. Freedman, coordinatore della ricerca, insieme con Harold Atkins, ha evidenziato che “La dimensione del campione sperimentale è molto piccola e nessun gruppo di controllo è stato utilizzato per il confronto. Studi clinici più ampi saranno ora importanti per confermare questi risultati. Inoltre, poiché questo è un trattamento aggressivo, i potenziali benefici devono essere valutati rispetto ai rischi di gravi complicazioni. Il trattamento, inoltre, dovrebbe essere offerto solo in centri specializzati”.

I presupposti della ricerca

A coordinare il gruppo di lavoro sono stati Harold Atkins e Mark Freedman. Alla base dello studio la volontà di comprendere se la completa distruzione del sistema immunitario del paziente sottoposto a trapianto di cellule staminali ematopoietiche riducesse realmente il tasso di ricadute. E, inoltre, se aumentasse la durata della remissione della malattia. I pazienti che hanno beneficiato della cura sperimentale sono stati 24 pazienti, provenienti da tre diversi ospedali canadesi, con diverse disabilità e appartenenti a fasce d’età molto diverse tra loro: dai 18 ai 50 anni. In tutti i 24 casi si trattava di soggetti già sottoposti a terapia immunosoppressiva standard e con una sclerosi multipla non controllata.

Dalla distruzione del sistema immunitario ai progressi

Il metodo utilizzato per effettuare il trapianto di cellule staminali non è poi molto diverso da quello tradizionale. La grande differenza, però, sta nel fatto che il sistema immunitario del paziente, prima dell’infusione delle staminali, invece di essere soppresso viene completamente distrutto attraverso il ricorso a un regime chemioterapico molto forte, composto da busulfan, ciclofosfamide e globulina antitimociti. Per Atkins si tratta di un trattamento “simile a quello usato in altri studi, ma il nostro protocollo utilizza una chemio più forte e rimuove le cellule immunitarie. La chemioterapia che usiamo è molto efficace per attraversare la barriera emato-encefalica e questo potrebbe contribuire a eliminare le cellule immunitarie dannose dal sistema nervoso centrale”.

About Domenico Puzone

Appassionato di tecnologia e dei prodotti Apple, amante di viaggi intorno al mondo. Nasce ad Acerra, la terra dei fuochi il 1 Febbraio 1992, da 6 anni gira l'Europa.

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